2011/11/08

Citazione n°1

Siediti al sole.

Abdica e sii re di te stesso.

(F. Pessoa)

 

 

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2011/11/08

Sonic Youth ovvero Delirio post mediatico 2

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2011/10/20

Gusti personali della Faustrolla, appuntamenti ipotetici

Mi piacciono gli ossimori, se non fossi innamorata uscirei con un ossimoro.Anche con un’anastrofe non sarebbe male; le iporboli invece le trovo assolutamente ingestibili, non si può avere una relazione con un’iperbole.

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2011/10/08

Candela Verde – Patafisici Incontri – ieri al bar del vecchietto fumante

candela verde

2011/09/19

Credo quia absurdum

esame vista

 

Meglio di abulafia.
2011/08/04

In vacanza

Cari amici dell’Ipotenusa,

annuncio con grande letizia che me ne vado in vacanza. Prima di partire vi lascio un piccolo e semplice indovinello, chi lo risolverà per primo riceverà a Settembre una mail art da Ipotenusa.

Segue l’indovinello:

Appena son arrivate sull’uscio, non fai a tempo a vederle che te ne sei già andato.”

Buon divertivento e soprattutto buona estate!

2011/08/04

Pseudoritratto di Alfred Jarry

Comedatitolo.

2011/07/24

Radiohead

There are two colours in my head.

2011/07/16

Disegno

Disegno numero 1: Transustanziazione Patafisica: Testa di Mantice

2011/07/13

Arte?

Artisti, pennellomaniaci, imbrattatori di tele e telai, creatori di veri capolavori, esegeti delle meraviglie, commendatori onnivori, umani onnipresenti e onniscienti che vanno ad alimentare l’incredibile rappresentazione; tutto ad opera e consumo di chiunque voglia avvicinarsi a questo caleidoscopico calembour. Si parla di sovente del vuoto dell’arte, di quanto tutto sia costruito, affidato a menti sottili – prese in prestito se la propria non riesce a raggiungere i necessari ragguardevoli lumi – ad avidi calcolatori tramutatisi all’occorrenza in galleristi… e via così a percorrere una lunga strada di artistiche nefandezze fino ad arrivare all’opinione che l’arte e il mondo artistico oggi stiano, poco signorilmente, grattando il fondo del barile e che quelle che vengono esposte non siano opere d’arte. Non sono daccordo, o meglio, per non concordare è stato necessario rifletterci parecchio su e anche rivedere le mie posizioni. Per lungo tempo mi sono sentita a disagio nel presenziare ad una mostra d’arte contemporanea; che si trattasse di un allestimento immenso o della più piccola premiazione post concorso, io ero in difficoltà. Difficoltà forse non è la parola giusta; diciamo che stavo scomoda, come quando si indossa un paio di scarpe che è di una mezza misura in difetto rispetto alla propria e si finisce per passare la serata a cercare il modo di esser meno infastiditi. Chiaramente questa condizione mi creava delle notevoli seccature, tanto più che i miei interessi e i miei studi, per quel che può contare, sono decisamente in ambito artistico. Non facevo a tempo ad entrare nella sala che si presentava ad accogliermi una nausea simil gravidica, l’affastellarsi davanti alle opere esposte mi dava l’orticaria, e il potenziale vernissage i sintomi di un post sbornia: un disastro somigliante alla celebre sindrome di Stendhal, solo che in negativo. Ammetto di aver guardato di sovente i manufatti esposti con squisito orrore, di aver apprezzato maggiormente i quadrucci seriali venduti nei centri commerciali e di essermi chiesta altrettante volte se proprio dai medesimi centri commerciali provenissero tali brutture. In compenso ero lieta che le mie tremende constatazioni fossero genuine e non dettate da elitaria e intellettuale misantropia, ma piuttosto da vero estetico raccapriccio; ribrezzo che per altro ha contribuito a causarmi indiscrete pessime figure. Anche parlare con alcuni artisti non era d’aiuto, anzi verosimilmente aumentava il mio disappunto. Me ne tornavo a casa parecchio sconsolata e mi univo al coro dei disperati che si chiede borbottando se i lavori osservati possano essere chiamati “arte” e, in caso negativo, che fine avesse fatto l’arte e se ci fosse almeno un messaggio in segreteria. Poi, degna erede della platinata soubrette col carrè, ho capito che “l’arte è qui!”, proprio nella medesima sala fonte del mio disprezzo. Perché, se come mi è stato insegnato, l’arte rende manifeste le attività umane, le emozioni, spiega e trasmette un’immagine della società, incornicia le nefandezze comuni, declina passaggi o fa semplicemente parlare di se… bene allora oggi le sale sono piene di specchi perfetti, quindi anche assolutamente artistici. Verrebbe da chiedersi comunque in che razza di società viviamo; ma per quello ci sono antropologi, sociologi, filosofi, psicologi e nei casi più interessanti psichiatri.