Archive for ‘pensieri’

2012/04/28

Manifestazione Salvaciclisti a Roma

manifestazione salvaciclisti a roma

manifestazione salvaciclisti a Roma

Oggi a Roma ci sarà una grande manifestazione, veni-vidi-bici, partita da un’iniziativa del quotidiano Times. I ciclisti della città ringalluzziti dal rinnovato clima ecologista, naturalista, rigorista, salutista e tanti altri -ista che neanche Pillitteri, chiedono piste ciclabili, nessun ciclista morto, più ciclisti e meno auto, più sicurezza; il tutto condito da un’enorme performance artistica alle 16.30: un flash mob Tutti giù a terra con la bicicletta per ricordare la strage di ciclisti, ovvero le 2.500 persone uccise sulla strada in meno di dieci anni.

Sarà.

Io amo la bicicletta, amo oltremodo anche andare a piedi, ma questa manifestazione non la capisco.

E poi penso a lui.

Alfred Jarry si spostava su una Clément de luxe 96 del valore di 525 franchi che chiaramente non si era curato di pagare*. Una delle poche immagini che abbiamo di Jarry è appunto il ritratto in biciletta. Lui se ne sarebbe fregato, anzi fregiato per dirla alla Petrolini, della manifestazione. Jarry la strada se la sarebbe anarchicamente presa, fregiandosene delle conseguenze.

E poi per Jarry c’erano i Pedoni Investitori.

L’essere umano adulto ha poi imparato, benché con maggiore lentezza rispetto al suo compagno quadrupede, a lasciar passare il rapido veicolo. (…)L’essere umano in giovane età, il bambino, poiché bisogna chiamare le cose con il loro nome, si esercita al coraggio delle guerre future attraversando la strada, per bravata, davanti a cicli e automobili. Osserviamo che, seguendo l’esempio di certe popolazioni selvagge, che manifestano il loro valore mostrando il didietro al nemico, benché abitualmente non sia esercitata troppo vicino al nemico, il bambino si diverte a correre questo rischio soltanto quando il pericolo è ancora distante, cioè quando il veicolo non sopraggiunge troppo rapidamente.
L’incidente della Parigi-Berlino è accaduto logicamente, a causa dell’assurda idea di “neutralizzare” le città. È anzi un fatto straordinario che un solo bambino, e non diecimila persone che hanno raggiunto da tempo quella che si conviene di chiamare età della ragione, non abbiano sgambettato davanti ai corridori che avessero dato loro il tempo di farlo. Per altri versi, si osserverà che nessuna collisione si è prodotta sulla strada, percorsa alla velocità di circa cento chilometri all’ora.
Aggiungiamo, per giustificare il nostro titolo, che il pedone corre un rischio minore rispetto al ciclista o al guidatore: si espone a una semplice caduta dalla sua propria altezza e non alla proiezione da un veloce apparecchio, né alla rottura di questo stesso prezioso apparecchio.
Quindi, fino al giorno in cui la follia che consiste nel lasciar circolare la gente a piedi senza autorizzazione, targa, freno, campanello, tromba e fanale non sarà finita, dovremo sconfiggere questo pericolo pubblico: il pedone investitore.

(…)

Articolo primo

Il permesso di circolazione del pedone potrà essere richiesto esclusivamente dai minori: bambini, donne e uomini che non abbiano ancora svolto il servizio militare.
È noto che quest’ultimo sia stato istituito principalmente per inculcare nell’uomo i primi rudimenti dell’andare a piedi.

Articolo secondo

Il pedone che abbia l’età richiesta o sia munito di regolare autorizzazione, provvisto dei regolamentari apparecchi di segnalazione sarà preceduto, alla distanza di cinquanta passi, da un agente del Genio Civile, giurato, che agiterà una bandiera o un fanale rosso, e seguito, alla stessa distanza, da un agente di ronda che agiterà a sua volta freneticamente una bandiera o un fanale verde.

Articolo terzo

Il pedone in tenera età, per via del legittimo sospetto che sia propenso a velocità esagerate, sarà ammesso sulle strade, stanti le condizioni suddette, soltanto se tenuto al guinzaglio.

Articolo quarto

Una sola bandiera collettiva sarà sufficiente per i pedoni intruppati; tuttavia, poiché è necessario che la pubblica sicurezza non sia compromessa da una tolleranza tanto ampia, la truppa in questione dovrà essere preceduta da una musica rumorosa a sufficienza da essere udibile alla distanza di cinquecento metri: ciascun individuo, inoltre, dovrà essere munito di un segnalatore a detonazione.

…a voi le riflessioni.

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* a chi non sapesse nulla di A. Jarry e della bicicletta consiglio di leggere Ladro di biciclette di A. Castronuovo


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2012/04/27

Il pensiero divergente

il pensiero divergente
Il pensiero divergente non è sinonimo di creatività. Io definisco la creatività come il processo che genera idee originali che hanno un valore. Il pensiero divergente è comunque una capacità essenziale per la creatività: è l’abilità di vedere molteplici risposte a una domanda“. Sir Ken Robinson
“Un esempio di forma spontanea è la lampada di maglia Falkland. Il materiale è un tubo di filanca. Da molto tempo pensavo all’elasticità come componente formale di oggetti e un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. – Noi non facciamo lampade, signore. – Vedrete che le farete. E così fu.” Bruno Munari
2012/04/16

Installazione – Aggiornamento minimo

installazione

E’ da molto che non scrivo, ma non per incuria.

Sono molto impegnata nel realizzare un’installazione.

Enorme? No, piccolissima.

Tipo 20 centesimi sul marciapiede vicino Piazza del Popolo.

2011/10/20

Gusti personali della Faustrolla, appuntamenti ipotetici

Mi piacciono gli ossimori, se non fossi innamorata uscirei con un ossimoro.Anche con un’anastrofe non sarebbe male; le iporboli invece le trovo assolutamente ingestibili, non si può avere una relazione con un’iperbole.

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2011/09/19

Credo quia absurdum

esame vista

 

Meglio di abulafia.
2011/07/13

Arte?

Artisti, pennellomaniaci, imbrattatori di tele e telai, creatori di veri capolavori, esegeti delle meraviglie, commendatori onnivori, umani onnipresenti e onniscienti che vanno ad alimentare l’incredibile rappresentazione; tutto ad opera e consumo di chiunque voglia avvicinarsi a questo caleidoscopico calembour. Si parla di sovente del vuoto dell’arte, di quanto tutto sia costruito, affidato a menti sottili – prese in prestito se la propria non riesce a raggiungere i necessari ragguardevoli lumi – ad avidi calcolatori tramutatisi all’occorrenza in galleristi… e via così a percorrere una lunga strada di artistiche nefandezze fino ad arrivare all’opinione che l’arte e il mondo artistico oggi stiano, poco signorilmente, grattando il fondo del barile e che quelle che vengono esposte non siano opere d’arte. Non sono daccordo, o meglio, per non concordare è stato necessario rifletterci parecchio su e anche rivedere le mie posizioni. Per lungo tempo mi sono sentita a disagio nel presenziare ad una mostra d’arte contemporanea; che si trattasse di un allestimento immenso o della più piccola premiazione post concorso, io ero in difficoltà. Difficoltà forse non è la parola giusta; diciamo che stavo scomoda, come quando si indossa un paio di scarpe che è di una mezza misura in difetto rispetto alla propria e si finisce per passare la serata a cercare il modo di esser meno infastiditi. Chiaramente questa condizione mi creava delle notevoli seccature, tanto più che i miei interessi e i miei studi, per quel che può contare, sono decisamente in ambito artistico. Non facevo a tempo ad entrare nella sala che si presentava ad accogliermi una nausea simil gravidica, l’affastellarsi davanti alle opere esposte mi dava l’orticaria, e il potenziale vernissage i sintomi di un post sbornia: un disastro somigliante alla celebre sindrome di Stendhal, solo che in negativo. Ammetto di aver guardato di sovente i manufatti esposti con squisito orrore, di aver apprezzato maggiormente i quadrucci seriali venduti nei centri commerciali e di essermi chiesta altrettante volte se proprio dai medesimi centri commerciali provenissero tali brutture. In compenso ero lieta che le mie tremende constatazioni fossero genuine e non dettate da elitaria e intellettuale misantropia, ma piuttosto da vero estetico raccapriccio; ribrezzo che per altro ha contribuito a causarmi indiscrete pessime figure. Anche parlare con alcuni artisti non era d’aiuto, anzi verosimilmente aumentava il mio disappunto. Me ne tornavo a casa parecchio sconsolata e mi univo al coro dei disperati che si chiede borbottando se i lavori osservati possano essere chiamati “arte” e, in caso negativo, che fine avesse fatto l’arte e se ci fosse almeno un messaggio in segreteria. Poi, degna erede della platinata soubrette col carrè, ho capito che “l’arte è qui!”, proprio nella medesima sala fonte del mio disprezzo. Perché, se come mi è stato insegnato, l’arte rende manifeste le attività umane, le emozioni, spiega e trasmette un’immagine della società, incornicia le nefandezze comuni, declina passaggi o fa semplicemente parlare di se… bene allora oggi le sale sono piene di specchi perfetti, quindi anche assolutamente artistici. Verrebbe da chiedersi comunque in che razza di società viviamo; ma per quello ci sono antropologi, sociologi, filosofi, psicologi e nei casi più interessanti psichiatri.

2011/06/09

Il Proconsolo 2

Ecco il Proconsolo. Egli specula e siede nel mio capo. Egli ha una nave romana sulla testa, popolata da molte creature.

Il Proconsolo ha un progetto meraviglioso: intende costruire un meccanismo, un marchingegno, capace di rendere volante la nave che lo sormonta. Trattasi di una molla adeguatamente oliata e spregiudicatamente perigliosa. Ad un segnale convenuto, probabilmente una schioppettata del Proconsolo, tutti i passeggeri, siano essi uomini o donne, si metteranno proni e spingeranno poderosamente i loro corpi contro il pavimento della nave. Questa spinta fecondatrice genererà una forza pari a

peso del corpo nello spazio vuoto

_______________________________________________________    . 100

peso del corpo nello spazio vuoto + fantasia genetatrice facilmente esaltabile

Codesta combinazione di forze dovrebbe bastare a far compiere alla nave un balzo, un’elica poi potrebbe fare il resto.
Si accettano proposte.

2011/05/10

Riloggo-rileggo-aggiorno

Da donna tribolata quale sono mi ero persa la password d’entrata. Per rendere giustizia alla mia memoria tengo a precisare che la password la ricordavo perfettamente, piuttosto mi ero persa i motivi per avere una password; insomma la password era persa sebbene la ricordassi. La mia parte ideotomica (speculazioni sulla Patafisica conscia o inconscia) avrà di che  riflettere.

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