Arte?

Artisti, pennellomaniaci, imbrattatori di tele e telai, creatori di veri capolavori, esegeti delle meraviglie, commendatori onnivori, umani onnipresenti e onniscienti che vanno ad alimentare l’incredibile rappresentazione; tutto ad opera e consumo di chiunque voglia avvicinarsi a questo caleidoscopico calembour. Si parla di sovente del vuoto dell’arte, di quanto tutto sia costruito, affidato a menti sottili – prese in prestito se la propria non riesce a raggiungere i necessari ragguardevoli lumi – ad avidi calcolatori tramutatisi all’occorrenza in galleristi… e via così a percorrere una lunga strada di artistiche nefandezze fino ad arrivare all’opinione che l’arte e il mondo artistico oggi stiano, poco signorilmente, grattando il fondo del barile e che quelle che vengono esposte non siano opere d’arte. Non sono daccordo, o meglio, per non concordare è stato necessario rifletterci parecchio su e anche rivedere le mie posizioni. Per lungo tempo mi sono sentita a disagio nel presenziare ad una mostra d’arte contemporanea; che si trattasse di un allestimento immenso o della più piccola premiazione post concorso, io ero in difficoltà. Difficoltà forse non è la parola giusta; diciamo che stavo scomoda, come quando si indossa un paio di scarpe che è di una mezza misura in difetto rispetto alla propria e si finisce per passare la serata a cercare il modo di esser meno infastiditi. Chiaramente questa condizione mi creava delle notevoli seccature, tanto più che i miei interessi e i miei studi, per quel che può contare, sono decisamente in ambito artistico. Non facevo a tempo ad entrare nella sala che si presentava ad accogliermi una nausea simil gravidica, l’affastellarsi davanti alle opere esposte mi dava l’orticaria, e il potenziale vernissage i sintomi di un post sbornia: un disastro somigliante alla celebre sindrome di Stendhal, solo che in negativo. Ammetto di aver guardato di sovente i manufatti esposti con squisito orrore, di aver apprezzato maggiormente i quadrucci seriali venduti nei centri commerciali e di essermi chiesta altrettante volte se proprio dai medesimi centri commerciali provenissero tali brutture. In compenso ero lieta che le mie tremende constatazioni fossero genuine e non dettate da elitaria e intellettuale misantropia, ma piuttosto da vero estetico raccapriccio; ribrezzo che per altro ha contribuito a causarmi indiscrete pessime figure. Anche parlare con alcuni artisti non era d’aiuto, anzi verosimilmente aumentava il mio disappunto. Me ne tornavo a casa parecchio sconsolata e mi univo al coro dei disperati che si chiede borbottando se i lavori osservati possano essere chiamati “arte” e, in caso negativo, che fine avesse fatto l’arte e se ci fosse almeno un messaggio in segreteria. Poi, degna erede della platinata soubrette col carrè, ho capito che “l’arte è qui!”, proprio nella medesima sala fonte del mio disprezzo. Perché, se come mi è stato insegnato, l’arte rende manifeste le attività umane, le emozioni, spiega e trasmette un’immagine della società, incornicia le nefandezze comuni, declina passaggi o fa semplicemente parlare di se… bene allora oggi le sale sono piene di specchi perfetti, quindi anche assolutamente artistici. Verrebbe da chiedersi comunque in che razza di società viviamo; ma per quello ci sono antropologi, sociologi, filosofi, psicologi e nei casi più interessanti psichiatri.

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6 commenti to “Arte?”

  1. L’arte in parte mischia le carte, diciamolo. Rende sicuramente tutto ciò che è «società» e «sociale» in Italia e nel mondo, ma solo per quanto la/lo si conosce. Resta sempre qualcosa fuori dal casinò, in particolare qualche giocatore non si è accomodato al tavolo, non vuole partecipare, forse anche arrrischiare di perdere i soldi in maniera così stupida. Ogni tanto, per fortuna, si trovano dei tesori non troppo nascosti, per cui non c’è bisogno che la mappa del critico d’arte sia così complicata a indicare la via per accedere a quel tale artista.

    • Certamente.
      Quello che ho scritto qui propone la mia impressione su quella che mi pare essere una parte della produzione artistica; assieme a questa ci sono anche le irrimediabili brutture e per fortuna anche le rarissime opere fuori dal coro, per cui non bisogna parlare ma stendere un silenzioso tappeto rosso.

      Un sorriso

  2. E con questa riflessione mi hai letto nella testa. Grazie!

  3. Grazie a te! Ripassa a trovare la Faustrolla!

  4. Niente è ancora da dire, tutto è ancora da fare!
    Basta bla bla! Al lavoro!
    😉
    Tania Lorandi, Elevatrice dei Poliedri Caduchi (Virtuosa), Provveditrice Rogatrice Generale della
    Pro- Amministrazione, Organo Esecutivo e Rogazione del Collage de ‘Pataphysique.

  5. Eccèrto! Immanentemente pronta. Faustrolla

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